Lo Zibibbo - Il Moscato

         Sono stati gli Arabi durante il loro dominio, durato ininterrottamente alcuni secoli ad importare a Pantelleria il Moscato D’Alessandria, più comunemente chiamato “ Zibibbo”.
          Grazie a loro, valenti agricoltori, si è sviluppata a Pantelleria la viticoltura, ed ha inizio la produzione di uva passa; l’uva moscato come si sa è, infatti, molto aromatica anzi, fra le varietà esistenti in Italia, lo “Zibibbo” sicuramente è quello che esprime più profumi.
          Fino a metà dell’800 la produzione d’uva è rimasta marginale nonostante, persino Dumas Alexander, in un paio di sue opere citi il Passito di Pantelleria come vino d’assoluto pregio servito alla Corte dei Re di Francia. L’unico vino prodotto in quantità considerevoli (almeno per allora) era quello rosso.
         Vino rosso che oggi ritorna in maniera preponderante alla ribalta poiché da diverse prove, sia con varietà autoctone sia con vitigni internazionali, la terra dell’isola si è dimostrata altamente vocata alla produzione di tali vini. L’economia dell’epoca improntata essenzialmente alla sopravvivenza non consentiva uno sviluppo produttivo, le uve “Zibibbo” prodotte servivano in massima parte al fabbisogno delle famiglie; soltanto quando pioveva le uve messe in appassimento che andavano a male venivano utilizzate per l’ottenimento del vino passito cosi tanto apprezzato.
        Molto diffusa all’epoca era anche la produzione di leguminose, di orzo, frumento e di frutta secca (fichi ed uva passa); con l’unità d’Italia, i mercati nazionali scoprono l’uva secca passa di Pantelleria, esplode la domanda che mai nella totalità viene soddisfatta.
       Risale a quel periodo d’oro 1865-1925 l’espansione della viticoltura; a mano viene disboscata buona parte dell’Isola (circa l’80%) e trasformata in fertili terrazzamenti che insieme con i “Dammusi” caratterizzano il paesaggio rendendolo unico, mai però si è puntato ad una produzione vinicola.
       Subito dopo la fine della seconda guerra Mondiale, incomincia la decadenza che tocca il culmine con il finire degli anni 80. Da un decennio è in atto un’inversione di tendenza, grazie anche all’apporto di alcuni operatori del luogo che sono riusciti a far attenzionare nella giusta maniera sia il Moscato sia il Passito di Pantelleria.
       Nel corso degli anni è, infatti, andata migliorando la tecnica produttiva e, con l’ausilio delle moderne tecnologie e delle sperimentazioni, si è arrivati alle attuali produzioni di assoluta qualità caratterizzate da pienezza di corpo e longevità che, soprattutto nei Passiti, marcano la loro provenienza. Dipende poi dalla sensibilità della mano dell’uomo far sì che i profumi della vigna, durante le varie fasi lavorative e affinamento, finiscano dentro le bottiglie.
      Da queste piante, i primi grappoli maturano a fine luglio, a metà Agosto incomincia la vendemmia che si protrae fino Ottobre inoltrato, abbiamo, infatti, a Pantelleria la vendemmia più lunga d’Italia; le uve provenienti dalle zone rivierasche e man mano verso l’interno, fino ai primi di Settembre, vengono messe in appassimento e, per evitare il formarsi di muffa, vengono girate e rigirate manualmente e secondo i vini che si intendono ottenere viene determinato il periodo di appassimento cosi da ottenere la concentrazione zuccherina desiderata.
       Parte delle uve rimangono distese fino al raggiungimento del totale appassimento e verranno utilizzate, se necessario, successivamente in operazioni di governo, oppure come frutta secca, le uve semiappasite, invece, ottenuta la concentrazione desiderata proseguono in cantina il processo di trasformazione, subiscono una pigiodiraspatura e vengono fatte fermentare alla stessa maniera di una (vinificazione) in corso prolungata; la premitura avviene dopo che buona parte della fermentazione si è sviluppata. Il mosto vino in fermentazione continua nel suo processo trasformativo fino al raggiungimento delle gradazioni, sia alcolica e residui zuccherini, cosi come stabiliti dal disciplinare di produzione. Ottenuto il vino, sia esso Passito o Moscato, inizia l’affinamento che può avvenire in vasca, in botte, in bottiglia. Alcuni produttori prediligono il legno insieme alle vasche, altri solamente quest’ultimo. Pur trattandosi di vini della stessa tipologia le differenze tra loro sono notevoli: il Moscato di Pantelleria è di colore giallo intenso tendente all’ambrato, al gusto decisamente intenso il sentore di albicocche surmature, mele mature con un pizzico d’acacia; il Passito dal colore ambrato, tendente con affinamento a chiudersi nello stesso (colore), dall’aroma notevolmente ampio e ben strutturato, sentore a volte di fichi secchi, datteri e canditi, è un vino il cui sapore è una continua suadenza che non tradisce mai le origini.
          Sia per il Passito sia per il Moscato è un continuo invogliare alla beva ed un continuo ritorno alla solarità ed alla salinità dell’acqua del mare.
Altro vino sicuramente interessante è il Bianco di Pantelleria, sempre da uve zibibbo, vinificato senza che le uve vengano poste in appassimento dal colore giallo paglierino, aroma ampio corposo e solare, di ottima struttura: la terra vulcanica, il sole, il mare, l’aria, regalano a questo vino la forza i profumi e i sapori che si sprigionano dentro ai bicchieri. Senza ombra di dubbio si può considerare l’ambasciatore di Pantelleria nel Mondo!